giovedì 18 ottobre 2007

microspie e rilevatore a palermo: ecco le bugie del governatore

Microspie, incontri, amicizie
"Ecco le bugie del governatore"

«Cuffaro ha mentito, ha giocato sull´equivoco, ha provato a depistare le indagini». Nella loro requisitoria i pm hanno redatto la lunga lista di quelle che hanno definito le bugie del presidente. Ecco le più emblematiche.

LA MICROSPIA A CASA GUTTADUROInterrogato dai pm, Cuffaro ha sempre sostenuto di aver appreso dell´esistenza di microspie a casa del boss di Brancaccio dalla rassegna stampa di Palazzo d´Orleans solo dopo il suo arresto avvenuto il 22 maggio 2002. Secondo l´impianto accusatorio, invece, il governatore avrebbe avuto l´informazione da Antonio Borzacchelli circa un anno prima e l´avrebbe girata a Domenico Miceli, dando il via alla catena che il 15 giugno 2001 avrebbe poi portato alla scoperta della microspia. Dicono i pm: «Sappiamo che su questo punto Cuffaro ha mentito, tentando di giocare sull´equivoco fornito da notizie di stampa che parlavano sì di uso delle intercettazioni nelle indagini ma non certamente di intercettazioni presso la casa di Guttadauro».

L'INCONTRO NEL RETROBOTTEGAIl 31 ottobre 2003, pochi giorni prima del blitz che avrebbe portato in carcere le "talpe" della Dda, Cuffaro incontra Michele Aiello in un negozio di abbigliamenti di Bagheria, dove lo ha convocato per il tramite di Roberto Rotondo per parlare del tariffario sanitario regionale ma soprattutto - sostiene l´accusa - per metterlo in guardia e dargli la notizia che i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo sono iscritti nel registro degli indagati. Circostanza ammessa dallo stesso Michele Aiello e confermata indirettamente da tutta una serie di successive conversazioni telefoniche di Aiello intercettate. «Cuffaro - scrivono i pm - ha ammesso, e non poteva fare altro, l´incontro presso il negozio Bertini ma ha negato il fatto sostenendo che lui e Aiello avrebbero parlato solo del tariffario e ha negato anche le anomalie del suo spostamento a Bagheria (liquidando la scorta) sostenendo che si inseriscono nel suo abituale modo di comportarsi. Ha negato anche di aver fornito informazioni a Rotondo che dunque si sarebbe inventato tutto, mentre i fatti - concludono i pm - dimostrano che le informazioni erano tutte autentiche». Persino messo davanti alle intercettazioni delle telefonate del suo "factotum" Vito Raso al quale aveva dato ordine di organizzare l´incontro con quelle modalità singolari, Cuffaro non ha potuto fare altro che rispondere di «non ricordare questa conversazione». E, scrivono ancora i pm, «anche sulle modalità anomale dell´incontro a Bagheria non ha saputo né potuto fornire dichiarazioni plausibili». 

I RAPPORTI CON RIOLO«Un certo maresciallo Riolo», lo ha definito il governatore lasciando intendere una conoscenza superficiale e recente, relegando i suoi rapporti a quelli con un qualsiasi elettore. Ma i pm hanno dimostrato, e lo stesso maresciallo del Ros lo ha confermato, che i due non solo si conoscevano da molti anni ma soprattutto che i rapporti erano abbastanza stretti da far sì che Cuffaro si rivolgesse a lui perché curasse alcune bonifiche a casa sua e nei suoi uffici, che lo interpellasse per sapere se ci fossero «novità» o «problemi» relativi a indagini su di lui, che lo avesse aiutato nella definizione di una pratica di un cugino in un assessorato, che si fosse detto disponibile a un prestito, così come proposto da Borzacchelli. «Cuffaro ha escluso che Riolo, per le bonifiche effettuate presso i suoi uffici, sia stato pagato. E allora perché lo faceva? - si è chiesto il pm De Lucia - paradossalmente se lo avesse pagato sarebbe stato meglio».

I RAPPORTI CON CAMPANELLADa ultimo, anche il pentito Francesco Campanella ha raccontato di essere stato informato dal presidente, in un incontro avvenuto sotto il ficus di Palazzo d´Orleans, dell´esistenza di indagini a suo carico. Cuffaro ha smentito anche questo episodio e ha detto ai pm di aver allontanato Campanella, suo amico ed ex consulente, dopo aver saputo delle sue frequentazioni con i Mandalà di Villabate. Osservano i pm: «Dunque Campanella va allontanato per i rapporti con i Mandalà, e Miceli rimane un grande amico nonostante i rapporti e le frequentazioni con Guttadauro e Aragona. Perché due pesi e due misure?».


fonte Alessandra Ziniti Repubblica

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