mercoledì 17 marzo 2010

microspie palermo : cimici ambientali per spiare il Papa Giovanni Paolo II

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Dopo l'attentato del 13 maggio 1981, fu ritrovata una microspia piazzata nella sala da pranzo di Giovanni Paolo II a Castelgandolfo. Lo rivelano i giornalisti Giacomo Galeazzi e Francesco Grignetti, autori del volume "Karol e Wanda, storia di un'amicizia durata tutta una vita". Proprio la psichiatra polacca Wanda Poltawska, che con Wojtyla ha intrattenuto una fitta corrispondenza per quasi 60 anni, fu testimone diretta del ritrovamento del congegno elettronico - celato a quanto sembra in una radio - che venne mostrato subito al Papa, il quale commento' amaramente: "Satana è entrato in Vaticano".


"La scoperta che persino il Papa è intercettato segretamente appare sconvolgente. Del resto il Vaticano č l'oggetto dei desideri di ogni spia. La messe di informazioni che giunge alla segreteria di Stato e al Pontefice è inimmaginabile", commentano i due cronisti della Stampa, che rivelano anche un altro episodio altrettanto inquietante: durante la convalescenza seguita all'attentato, Wojtyla fu ripreso con un teleobiettivo puntato dalla Cupola di San Pietro su un balcone del Palazzo Apostolico: se invece di una macchina fotografica fosse stato piazzato un fucile di precisione, per il Pontefice polacco non ci sarebbe stato scampo. Galeazzi e Grignetti citano come fonte anche Rosario Priore, il giudice che ha indagato sui maggiori segreti d'Italia, dalle Brigate Rosse al disastro aereo di Ustica, dal primo terrorismo internazionale all'attentato al Papa. Sua la terza inchiesta sui mandanti che si nascondevano dietro Ali Agca dal 1985 al 1998. Nel libro "Karol e Wanda" il giudice Priore rivela: "La Poltawska mi aiutň nell'inchiesta sull'attentato quando apparvero delle fotografie a dir poco inquietanti". Il libro ricorda inoltre che foto riprese con un teleobiettivo erano state scattate anche a Castelgandolfo, mentre il Papa era in piscina, e che una micorspia venne ritrovata anche nell'appartamento del segretario di Stato Agostino Casaroli, dove l'avrebbe piazzata un nipote del cardinale sposato a una spia cecoslovacca. Tutto riconducibile, insomma, all'azione di servizi segreti legati a Mosca. Il 13 novembre 1979 - raccontano Galeazzi e Grignetti nella loro inchiesta edita da Sperling e Kupfer - si era tenuta al Cremlino una riunione "top secret" per esaminare l'allarmante situazione prodotta dall'elezione di un Papa polacco. In quell'occasione era stato stilato un programma in sei punti per accentuare l'infiltrazione del Kgb in Vaticano e diffondere false notizie sull' azione del nuovo Pontefice.

Il libro sull'amicizia tra Wojtyla e la Poltawska, per la quale l'allora giovane vescovo di Cracovia ottenne nel 1962 un miracolo da Padre Pio, che la guari' da un tumore devastante, aggiunge alcuni particolari finora inediti alla vicenda di Giovanni Paolo II, anche se davanti al mistero della santita' lo strumento dell'inchiesta di cronaca non basta: le 230 pagine infatti lasciano aperte molte domande alle quali in realta' si puo' rispondere solo approfondendo la spiritualita' del Papa polacco. Tra queste domande, una riguarda le motivazioni per le quali sia il segretario personale di Wojtyla, Stanislao Dziwisz, attuale arcivescovo di Cracovia, che lo storico collaboratore e portavoce del Pontefice, Joaquin Navarro Valls, ridimensionano nelle loro dichiarazioni il rapporto tra Karol e Wanda: "lui - ha spiegato don Stanislao in un'intervista pubblicata nel libro - trattava tutte le persone allo stesso modo, ma ciascuno pensava di averlo solo per se', di godere di un legame preferenziale: sapeva farsi percepire come il Papa di ognuno". "Io questa grande amicizia non l'ho vista, a dire il vero", conferma anche l'ex portavoce. Quasi una "damnatio memoriae", affermano i due autori, per i quali cio' si spiega con il fatto che questa amicizia oggi sembra scomoda, anche perchè "la Poltawska custodisce un epistolario confidenziale intrattenuto con il Papa e mai consegnato interamente alla causa di beatificazione". In realta' le affermazioni del card. Dziwisz e di Navarro sono forse compatibili con la personalita' di Wojtyla, un uomo che e' stato capace nella sua vita di entrare in un dialogo profondo con un numero straordinariamente vasto di persone, dando a ciascuna - giornalisti che lo seguivano compresi, specie quelli che erano piu' provati da disgrazie familiari - proprio la sensazione di avere un rapporto unico e privilegiato con lui. Ma e' questo - per chi ha fede - quello che accade anche nel rapporto di ciascuno con Dio, e un santo non fa altro che riflettere un po' della sua luce.
fonte AGI 17 marzo '10

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